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Ecomuseo dei Feudi Imperiali

Ecomuseo dei Feudi Imperiali

Situati nell’estremità sud-orientale della Provincia di Alessandria, i comprensori delle Comunità Montana Valli Curone, Grue e Ossona e Valli Borbera e Spinti, per la peculiare posizione geografica tra le ultime propaggini dell’Appennino Ligure-Emiliano e la pianura padana, da sempre costituiscono il naturale entroterra viario e commerciale di Genova.

Sin dai tempi antichi questa zona, paesaggio obbligato per pellegrini, commercianti e soldati che, percorrendo i numerosi tracciati intervallivi, più o meno tortuosi, dalle città lombarde e monferrine, raggiungevano le coste ed i porti liguri, fu considerata una terra di conquista da Milanesi e Genovesi.

Per difendere queste importanti vie di comunicazione, frequentate sin dall’epoca romana, nel MedioEvo furono creati i “Feudi Imperiali”. L’origine del primo feudo risale al 15 Luglio 1313 ed è strettamente collegata all’investitura di alcuni castelli, concessa dall’Imperatore del Sacro Romano Impero Enrico VII ad Opizzino Spinola.

In seguito furono istituiti altri Feudi Imperiali e venne formata una confederazione di ventisette piccoli Stati, soppressi da Napoleone nel 1797.

In quest’area il governo feudale durò cinque secoli, influenzando notevolmente le singole comunità rurali locali, che assunsero connotazioni assai peculiari, non solo dal punto di vista architettonico, ma anche sociale e culturale.

Gli stretti vicoli dei centri storici, che, ripartiti da robusti archi gettati tra le case, ricordano nella disposizione urbanistica e nella policromia i borghi marinari liguri, le millenarie pievi, edificate all’incrocio di frequentate arterie di transito, i turriti manieri arroccati in posizione strategica allo sbocco delle vallate principali, le sparute torri di guardia erette a presidio delle diramazioni secondarie dell’antica Via del Sale, rappresentano oggi una preziosa testimonianza dell’intenso andirivieni di traffici e persone attraverso queste contrade.

Ma non solo.

Accanto a tale patrimonio storico-artistico, esistono poi tanti altri beni immateriali che a giusta ragione meritano di essere valorizzati a trecentosessanta gradi.

Primi fra tutti i prodotti enogastronomici, di origine antichissima, come il formaggio Montebore, una robiolina prodotta già nel XII secolo e da qualche anno divenuta presidio Slow-Food, ed il vino Timorasso, un bianco autoctono, che molto probabilmente ha origine dall’antico vitigno gragnolato, già coltivato in queste terre in epoca medioevale. E ancora le fagiolane ed il formaggio mollana della Val Borbera, le mele Carla, le castagne, le patate quarantine, la mostarda d’uva, riconosciuti con Decreto della Giunta Regionale come prodotti agroalimentari tradizionali del Piemonte.

Il ricordo delle quotidiane fatiche durante i lavori nei campi sopravvive ancora nei numerosi musei etnografici e nei gruppi dialettali, ma anche nelle processioni religiose e nelle rievocazioni liturgiche.

Il desiderio e la volontà da parte delle amministrazioni comunali e delle numerose associazioni locali di mantenere viva la storia di queste vallate, per non disperdere la propria identità culturale e territoriale, ha motivato la creazione di un Ecomuseo dei Feudi Imperiali.

Obiettivo di questo progetto è la ricostruzione di un sistema di relazioni tra ciascun ambiente e la sua comunità, che valorizzando integralmente ogni singolo territorio con i propri beni materiali ed immateriali sia in grado, in futuro, di favorire maggiori incentivi allo sviluppo locale.

 

 

La Regione Piemonte ha emanato una Legge, la n° 31/95, che dà la possibilità di valorizzare il patrimonio piemontese, non più prendendo in considerazione singoli elementi, ma privilegiando le caratteristiche esistenti sul territorio.

 

L’ECOMUSEO dei Feudi Imperiali vuole tutelare e valorizzare le specificità dei nostri territori sostenendo e finanziando iniziative che abbiano come riferimento un territorio omogeneo e che partendo da un’analisi delle nostre realtà locali possano crescere e svilupparsi gradualmente.

 

La Legge regionale recita: “Un Ecomuseo è espressione della cultura di un territorio, deve avere come suo principale gestore la comunità locale dove esso nasce…, deve coinvolgere tutti i soggetti che vivono e lavorano sul territorio, deve nascere dal desiderio della gente che ci vive”.

 

Questo per rinnovare il rapporto tra cultura ed ambiente, in una prospettiva più ampia rispetto a quella offerta dal Museo tradizionale, quindi come museo dedicato all’ambiente nel senso più ampio del termine, indispensabile per la conoscenza e la conservazione di un territorio e della cultura che esprime.

 

Occorre, pertanto, concretizzare la proposta della Giunta Regionale al Consiglio di un Ecomuseo finalizzato alla tutela della biodiversità e delle tradizioni storiche delle nostre Valli, davvero ricche di peculiarità botaniche, geomorfologiche e storiche, secondo i seguenti obiettivi:

  • la conservazione della natura come finalità in grado di coniugare le esigenze della tutela con quelle dello sviluppo;
  • la conservazione delle specificità del sistema insediativo mediante la tutela, il recupero e la valorizzazione del patrimonio edilizio, culturale e religioso.
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