Verrà presto avviata un’attività espositiva prevalentemente archeologica e paleontologica. In tempi passati nulla si sapeva delle vicende di epoca preistorica e storica-antica che si sono sviluppate sul nostro territorio. Ciò anche in ragione delle tendenze della ricerca archeologica la quale privilegiava gli aspetti monumentali classici dei ritrovamenti e s’indirizzava quindi soprattutto alla riscoperta di colonie e municipi romani; la nostra zona era totalmente ignorata e trascurata, anzi considerata da molti priva di valore. Nei primi anni Cinquanta, tuttavia, qualche cosa cominciò a cambiare: la ricerca scientifica illuminata e di avanguardia del Prof. Theofilo Ossian De Negri, illustre cattedratico genovese, individuò quella che doveva rivelarsi una delle caratteristiche peculiari dell’area delle nostre valli, ossia la funzione di via di collegamento e comunicazione fra il mare e la Padania, e ne esplorò, in diversi studi, le valenze. Nello stesso momento due abitanti del luogo, di diversa cultura e condizione, l’agricoltore Sisto Raffo, residente nella cascina Guardamonte di Gremiasco, ed il Dott. Riccardo Giani, medico condotto, operarono congiuntamente per svelare uno dei siti più significativi della preistoria delle valli: il sito protostorico del Guardamonte. Il signor Raffo, dopo aver ritrovato una consistente quantità di reperti, mentre stava inseguendo una volpe nella sua tana, si rivolse al Dott. Giani: questi, compresa l’importanza delle scoperte, informò tempestivamente la competente Soprintendenza, provocando conseguentemente ed immediatamente l’inizio di alcune campagne di scavi, condotte dal Prof. Gino Felice Lo Porto, che rivelarono uno scenario inaspettato del popolamento delle valli. Sia l’agricoltore che il medico ebbero il merito di porsi delle domande e la soddisfazione quindi di ottenere le risposte che avevano cercato. Negli anni successivi, in concomitanza con il mutamento dei metodi di lavorazione dei terreni, che rimuovevano con mezzi meccanici strati più profondi di suolo, potè svilupparsi in modo esteso la ricerca di superficie, seguita sistematicamente dal sottoscritto per oltre trent’anni; essa portò all’individuazione di alcune centinaia di siti di ogni epoca storica e preistorica. Gli scavi scientifici intrapresi quindi dalla Soprintendenza e gli studi conseguenti delinearono un quadro d’intensa frequentazione umana delle valli con aspetti del tutto originali se non unici. Basti considerare che nell’area della Comunità Montana sono stati individuati alcuni abitati, risalenti a 8000 anni fa, fra i più antichi per popolamento ed inoltre sono stati localizzatI svariati insediamenti caratterizzati da un’originale tipologia ed una significativa distribuzione sul territorio, senza tralasciare i tracciati di molte vie di comunicazione di ogni epoca, che hanno delineato un quadro di frequentazioni e percorrenze, giudicato fra i più densi dell’Italia Settentrionale. Lo sviluppo della ricerca futura è indirizzato, con le cautele del caso, all’individuazione delle necropoli e dei siti di culto. Come si può facilmente immaginare, la documentazione archeologica di tale complessa attività, in termini di materiali raccolti, rappresenta una mole tutt’altro che trascurabile, che in ragione della metodologia di ordinamento sistematica usata, risulta immediatamente fruibile per studi ed esposizioni. Ebbene, tutti questi materiali archeologici, emersi nel tempo dal nostro suolo, mai sono stati oggetto di esposizione al pubblico; nessuno, tranne gli addetti, ha mai avuto occasione di udire quello che le vestigia del passato ci possono raccontare. Le vicende che esse possono illustrarci rappresentano addirittura le radici della storia delle nostre popolazioni, quando, provenienti 8000 anni fa dall’Oriente, si distribuirono, diffondendosi, sull’Appennino, per la prima volta risalendo le valli. Successivamente, tutte le altre vicende sconosciute ed in parte dimenticate, tornano alla luce con i loro resti; così l’abbandono delle sedi di fondovalle per quelle d’altura nel periodo del tardo bronzo, all’incirca nel XII secolo a.C., significativamente in coincidenza con le varie ondate di invasioni indo-ariane che si sovrapposero, in gran parte distruggendola, la civiltà minoico-micenea. E poi ancora lo sviluppo della cultura celtica, la sua assimilazione a quella romana, la caduta dell’Impero e l rinascita dell’uomo europeo in epoca medioevale. Proprio per raccontare queste storie, che rappresentano le nostre radici, è nato il Polo Museale di Brignano Frascata: il progetto verrà realizzato attraverso una serie di mostre tematiche specializzate, curate ad un livello scientifico elevatissimo dalla Dott.sa Marika Venturino Gambari della Soprintendenza ai Beni Archeologici, che da molti anni si occupa del nostro territorio. Le sue caratteristiche sono le seguenti: - Struttura intesa quale sede di attività espositiva prevalentemente archeologica e paleontologica;
- Attività espositiva realizzata attraverso mostre temporanee complete di catalogo;
- Indirizzo didattico specifico rivolto alle scuole;
- Indirizzo divulgativo rivolto alla popolazione locale ed ai frequentatori;
- Sviluppo di attività didattica sperimentale;
- Attività complementare attuata attraverso visite guidate ai siti;
- Strumenti didattici specifici quali monografie, schede didattiche, guide;
- Strumenti multimediali informatici quali mezzi didattici avanzati;
- Attività complementare avanzata realizzata attraverso conferenze e giornate di studio.
L’iniziativa si deve alla Comunità Montana, alla Regione Piemonte, alla Provincia di Alessandria ed al GAL Giarolo, che hanno finanziato la ristrutturazione dell’edificio del Comune di Brignano Frascata, che lo ha messo a disposizione per l’iniziativa. La Provincia, inoltre, in un ampio quadro di valorizzazione delle risorse naturalistiche ed archeologiche, ha in programma di realizzare nel sito del Guardamonte un parco archeologico-naturalistico attrezzato con apposita struttura di accompagnamento. Il coordinamento della gestione del Polo Museale è stato affidato al Centro di Documentazione di Valle che la Comunità Montana ha voluto recentemente rivitalizzare. A. Flavio Nebiacolombo Centro di Documentazione di Valle |